|
L'intervista
Questa è l'intervista rilasciata nel maggio del 2009 al magazine on-line
Evadimoda
e ripresa nel giugno successivo dalla rivista cartacea
Design.
Come ti descriveresti?
Se devo essere sincero, credo di essere il re dei talenti inespressi.
Mi spiego meglio: spesso il percorso di un designer dipende dalla fortuna
di trovare situazioni, persone ed ambienti che permettano, ed anzi
incoraggino, lo sviluppo delle sue capacità espressive. Negli anni
migliori della mia vita questo non è successo, anzi mi sono spesso
trovato in ambiti lavorativi dalle caratteristiche diametralmente opposte.
Sono però convinto che il talento, specialmente quando è
accompagnato dalla precisione e dall'impegno, non possa restare ignorato
in eterno: per questo, nonostante non sia più un ragazzino, cerco
di dare sempre il massimo in tutto quello che faccio.
Il design, ovvero la progettazione estetica di ogni forma,
può essere considerata arte?
Arte è passione, istinto, espressione di libertà e
personalità. Il lavoro del designer purtroppo deve sottostare
a regole che spesso limitano tutto questo: un artista non dovrebbe
mai avere scadenze, tempi di consegna e clienti da accontentare, e
nel momento in cui si deve scendere a qualsiasi tipo di compromesso
sparisce quella sottile linea di demarcazione tra il volere e il
dovere. La stessa differenza che c'è tra creare e realizzare,
tra ideare e produrre, tra sognare e pensare. L'arte è fatta
della stessa materia di cui sono fatti i sogni, e non c'è
niente di più difficile e inutile che cercare di spiegare
ad un'altra persona cosa hai provato durante un sogno.
Che cosa vuol dire per te essere artisti?
Come ho già detto, arte è passione e istinto.
L'artista è colui che sa riempire un vuoto con i mezzi
che preferisce, siano essi segni grafici, note musicali o parole;
e il tutto senza dover pensare al risultato finale, perché
in realtà il lavoro terminato è solo un piccolo
compendio della fatica, dell'amore, della passione che ogni artista
riversa in ciò che fa. L'opera finita potrà non piacere
a nessuno, anzi potrà anche non essere mai vista da nessuno
al di fuori del suo creatore, ma questo non influirà sul
suo valore. L'Arte, quella con la A maiuscola, è una questione
personale tra l'artista e le sue emozioni.
Cosa impone il rinnovamento estetico di ogni forma?
Banalizzando, potremmo parlare di mode che si alternano e si rincorrono,
esattamente come accade per gli abiti e le calzature; anche nel web design
nascono tendenze che si ispirano al graffitismo, al cyberpunk, al
seventies-style e mille altre connotazioni. In realtà, oltre
la facciata, l'unico vero cambiamento epocale dell'ultimo decennio
è stato l'avvento di Flash, strumento che ha generato una vera
e propria rivoluzione visiva, unitamente alla sempre maggior velocità
e ampiezza di banda necessarie per la navigazione. Ora che lo tsunami
Flash si sta esaurendo, o meglio sta tornando ad essere funzionale al
suo scopo, non ci sono in vista vere rivoluzioni di stile; e questo a mio
parere è un bene, perché vedo nel web una metafora di
democrazia che può, e deve, fare a meno di esercizi estetici
fini a sé stessi. Non a caso le attuali linee ispiratrici
prevedono una grande semplicità e ariosità, ben
interpretata da vere istituzioni come Google, YouTube e Facebook.
I web e graphic designer amano sperimentare soluzioni nuove
a livello grafico di impaginazione o di interfaccia, a volte alcune idee
si diffondono e diventano un classico. Qual è la tendenza?
In questo momento stiamo uscendo dal periodo barocco del graphic,
e soprattutto del web design: strumenti potenzialmente formidabili
come Flash sono stati usati più per l'autocelebrazione di molti
creativi che per il miglioramento dei contenuti. Dopo anni di animazioni
pesantissime fini a sé stesse il web sta ritrovando la sua
dimensione più utilizzabile ed umana: ora le pagine sono di nuovo
lineari e leggibili, le interfacce fantascientifiche stanno lasciando
il posto al minimo indispensabile per fruire di ciò che veramente
serve, in modo rapido e comprensibile. Il paradigma di questa evoluzione
è il cosiddetto web 2.0, che in attesa del web semantico ha posto
le basi di uno stile asciutto e privo di orpelli inutili: se fino a
qualche anno fa l'imperativo era stupire a tutti i costi, oggi le parole
d'ordine sono diverse: accessibilità, velocità,
indicizzazione e condivisione. Non dimentichiamo poi fenomeni
come i Blog e Wordpress, che stanno dando il loro contributo
alla democraticizzazione del web.
Qual è la tentazione a cui non puoi resistere nella moda?
Devo confessare di non essere un modaiolo, nel senso stretto del termine:
posso sopravvivere senza abiti o scarpe firmate, anzi trovo che non sia
il modo migliore per investire le poche risorse che questo periodo ci
lascia a disposizione. Amo invece l'espressione della creatività
in ogni sua forma, con un'attrazione particolare per un oggetto che
sa trasmettermi emozioni visive come nessun altro: è la moto,
che paradossalmente non possiedo, ma che trovo una delle cose più
coinvolgenti che possa uscire dalla matita di un designer.
Hai creato diversi siti magnifici, ma cosa ne pensi
della tua ultima creazione: Evadimoda?
Evadimoda è forse il lavoro nel quale ho potuto esprimere
al meglio la mia concezione di web design: l'ambiente è
minimale e non saturo di elementi, la navigazione è chiara,
l'animazione Flash è un complemento e non è strutturale.
Un grande lavoro è stato fatto poi per implementare la gestione
dei contenuti, permettendo l'inserimento dei medesimi da un pannello
di controllo semplice e razionale. Per il logo e i vari elementi
grafici ho fatto ricorso a quel "vector style" che amo
da sempre e che rappresenta sicuramente l'ultimo grido in fatto
di design per il web.
www.evadimoda.it
www.press-italia.com/design9
|